riccardo

LA STORIA

La Storia di Riccardo

Con il cuore e con l'aiuto del papà,  Riccardo partecipa concretamente alla realizzazione di un sogno: in un tardo pomeriggio di giugno compie il simbolico gesto di innalzare la bandiera italiana durante la cerimonia di copertura del tetto degli edifici di Via delle Costellazioni, futura sede di ComeTe. Attorno a lui tutti sono commossi.

Egli rappresenta, come altri, quanti devono percorrere un cammino più difficile.

Alla nascita, se pure prematura, tutto appariva normale perché fisicamente, Riccardo, era sanissimo. Trascorse, con la mamma, i primi mesi di vita in ospedale, dove gli furono approntate le cure necessarie per essere dimesso con tranquillità. Ciò che apparve ben presto, però, ai genitori, fu l'assenza di reazioni a livello celebrale.

Il piccolo, amorevolmente seguito, fu sottoposto ad accertamenti diagnostici che rivelarono una pressoché totale sordità. La prima reazione dei genitori fu di smarrimento e solitudine, ma anche di instancabile ricerca di una soluzione al loro problema. Riccardo venne accompagnato in centri diagnostici specialistici in varie città, Roma, Padova e Ferrara dove fu confermata la diagnosi iniziale, il bimbo era assente, atonico, quasi privo di forze.I genitori si occuparono costantemente di lui, gli dedicarono sempre più tempo e sempre maggiori attenzioni, fortunatamente vennero sostenuti e aiutati da tante persone. Ad un anno di età, al piccolo era stata applicata una protesi auricolare, piccolo supporto per un accenno di reattività. La situazione non migliorò; spesso il tempo, per lui, sembrava procedere tutto uguale, senza alcun miglioramento. All'età di quattro anni, la neuropsichiatria che aveva in cura Riccardo propose ai genitori un viaggio ad Osimo sede della Lega del Filo d'Oro, unico centro in Italia predisposto all'accoglienza ed all'aiuto delle persone in tali difficoltà.

Arrivarono ad Osimo entrando immediatamente in contatto con una realtà rasserenante, quasi complice del loro problema; fin dal primo giorno vissero una quotidianità ben diversa da quella vissuta sino a quel momento.

Non si sentivano più soli, erano consapevoli che il loro bimbo lì poteva stare bene, poteva migliorare.

E ripresero a sperare.

Vedevano l'attività fisica che gli veniva praticata, partecipavano agli stimoli psico-motori cui il piccolo era sottoposto. Si rendevano conto che era trattato in maniera speciale, con ritmi propri che andavano rispettati, stimolati e si affidarono totalmente agli addetti del Centro.Il programma era intenso: il piccolo, seguito de fisioterapisti, logopedisti e foniatri, reagiva bene ed i progressi erano costanti. Riccardo, bimbo tenerissimo, appariva contento, sorrideva, comunicava un suo linguaggio. La nuova realtà obbligò i genitori ad operare una scelta precisa: la mamma decise di abbandonare il lavoro per seguire meglio il figlio ed il padre cambiò attività per essergli sempre accanto. Con il costante affetto dei genitori, con la presenza continua di tutto ciò che poteva aiutarlo, Riccardo migliorò.

Giocava, rideva, era vivace. Iniziò a muoversi su un particolare "triciclo" costruito da papà, poi su una bicicletta a tre ruote. Gli anni trascorsero fino al giorno in cui Riccardo arrivò al momento dell'inserimento nella realtà scolastica.

I timori dei genitori per questo nuovo passaggio di esperienza vennero ben presto superati.

Ciò che rappresentava il suo vissuto, molto positivo, completo di attenzioni, validi insegnamenti, tanto affetto, gli permise di affrontare la realtà scolastica con serenità.

Ben presto, dotato di buon carattere, si è fatto amare da tutti.

Ora Riccardo prende lezioni di nuoto, frequenta regolarmente il centro, utilizza i computer con sistema Braille, si muove con destrezza e disinvoltura sulla sua carrozzina.

E' in grado di svolgere autonomamente alcune funzioni personali ed ha un ottimo rapporto col mondo esterno.

Ciò che alimenta la speranza e la fiducia dei genitori è che il futuro possa offrire al loro figlio un  giusto riconoscimento della persona, una opportunità di vita serena inserito in un contesto che meglio di ogni altro possa riconoscergli il diritto ad una vita "normale".